Che Storia Sei?
C’è una domanda che mi porto dietro, con un po’ di fatica, da sempre.
Chi sono?
È una domanda minuscola, di sole due parole, eppure è così sfuggente. Nel corso degli anni ho provato a rispondere in vari modi. Nessuno mi ha mai davvero soddisfatto. Qualunque definizione mi sembrava sempre contenere meno di quanto stavo lasciando fuori.
Poi, un giorno, ho smesso di provarci del tutto. Ricordo ancora il momento. Ero seduto in un caffè a Valencia con un pastore americano che avevo conosciuto da poco. Eravamo usciti a prendere un caffè per conoscerci meglio. Due stranieri in una città spagnola. E lì è arrivata, ovviamente, quella domanda insidiosa: chi sei?
Non ho risposto. In quel momento ero in mezzo a un guado. Anzi, non ero proprio da nessuna parte. Mi ero lasciato alle spalle una carriera portata avanti per anni, e non avevo ancora capito dove stavo andando. Mi ero pure trasferito in un nuovo paese, senza progetti. In quel momento lì, incapace di rispondere, ho capito che non avevo mai davvero avuto una risposta. Le cose che dicevo di solito — il mio lavoro, il mio posto, i miei progetti — erano solo scappatoie. Surrogati per riempire un vuoto.
Ho risposto: “Non lo so.”
La sorpresa più grande è stata che, dopo un breve disorientamento, mi sono sentito quasi sollevato. Come se avessi rimosso un peso che non sapevo di portare.
Ora so perché quella domanda mi sembrava impossibile. “Chi sono?” punta a qualcosa di fisso. Una fotografia di te stesso che, nel momento in cui la scatti, è già vecchia. Qualsiasi risposta sarà sempre incompleta, un passo indietro rispetto a chi stai diventando.
Avevo bisogno di una domanda diversa. E qualche anno dopo l’ho trovata. Un amico mi ha condiviso una frase di Aristotele: “Ebbene, così anche compiendo azioni giuste diventiamo giusti, azioni temperate temperanti, azioni coraggiose coraggiosi.”
Ecco quello che cercavo. L’identità non è uno stato a cui si arriva e poi si difende. È un movimento. Il che mi ha portato a una domanda migliore: non più “Chi sono?” ma “Chi sto diventando?”
Una domanda che porta l’attenzione sul movimento stesso. Osservabile. Continuo. Vivibile.
Tuttavia, mi è servito un terzo passaggio, e quindi una nuova domanda per rendere questa mia ricerca qualcosa di agibile. Un altro amico e pellegrino mi ha condiviso una frase di Margaret Atwood: “alla fine, diventeremo tutti storie.”
Potentissima. Ecco lì quello che cercavo. Quel piccolo spostamento, dal “diventare” alla “storia”, ha aperto qualcosa di nuovo. Perché una storia non è solo una direzione. È un pattern. Ha un protagonista, delle scelte, dei momenti che ne cambiano la traiettoria. Ha un prima e un dopo.
E una storia, soprattutto, ha un autore.
Questo spostamento mi ha permesso di trasformare la domanda in una vera e propria ricerca. Ma non solo.
Tendiamo a pensare a noi stessi come protagonisti, il personaggio principale, al centro della nostra vita. Ma se sei solo il protagonista, per quanto centrale, sei comunque un burattino. La tua storia è scritta altrove, da qualcun altro. Reagisci, soffri, trionfi, ma non scegli la direzione.
Questa è stata la mia vera realizzazione.
Non sono solo il protagonista. Sono uno degli autori.
Certo, ci sono parti che non scrivo e non posso scrivere. Fili intrecciati da qualcun altro o da qualcos’altro. La vita non è una pagina bianca e il copione non è tutto in mano mia. È forse più simile a un’improvvisazione teatrale: succedono cose che non ho scritto io, gli altri attori mi sorprendono, il palcoscenico cambia senza preavviso. Ma io posso scegliere come rispondere. E quelle risposte, accumulate nel tempo, sono ciò che dà forma alla storia che sto diventando.
Quindi la domanda non è solo “Che storia sto diventando?” È: Che storia voglio diventare? E cosa sto facendo oggi per scriverla?
La Tua Storia
Quella che segue è una pratica che ho creato per me stesso. E spero possa essere utile anche a te.
Due fasi. La prima per leggere la storia che hai scritto finora. La seconda per scegliere la storia che vuoi scrivere da ora in poi.
Se puoi, usa carta e penna. C’è un’intelligenza nelle nostre dita che una tastiera non riesce a raggiungere.
Fase uno: leggi la tua storia
Non puoi essere co-autore di qualcosa che non hai letto. Quindi inizia da lì.
Quali sono i momenti definenti della tua storia finora?
Pensa ai momenti con un chiaro prima e dopo. Quelli che ti hanno cambiato. Non sono necessariamente i più drammatici, ma sono quelli in cui qualcosa si è spostato. Chi eri prima di quel momento e chi sei diventato dopo sono significativamente diversi. Potresti trovarne due o tre. Potresti trovarne dieci. Scrivili. E per ognuno, prova a nominare il cambiamento: da cosa, a cosa.
Quando hai finito, pensa a un titolo. Se la tua vita finora fosse un libro o un film, come si intitolerebbe? Non pensarci troppo. La prima risposta che viene è di solito la migliore.
Che pattern rivelano quei momenti?
Guarda quello che hai scritto. Cosa hanno in comune quei momenti? Quali temi continuano a tornare? Se unisci i punti — non quelli che vorresti ci fossero, ma quelli che ci sono davvero — dove sta andando quella storia? Chi sta diventando il protagonista?
Su cosa si basa questa storia?
Ogni storia poggia su delle assunzioni — cose che devono essere vere perché la storia abbia senso. Cosa dà per scontato la tua storia? Cosa rende possibile la tua storia? E cosa rende impossibile, inutile o nemmeno degno di un tentativo?
Infine, la domanda che rende utili le tre precedenti.
È questa la storia che vuoi diventare?
Se la risposta è un sì pieno, le tue scelte di oggi sono già allineate. Continua a scrivere la tua storia.
Se non lo è. Se c’è uno scarto tra la storia che si sta svolgendo e quella che vuoi. Allora è il momento di riprendere in mano la penna. Di nuovo.
Fase due: scrivi la storia che vuoi
Adesso cambia prospettiva. Smetti di guardarti e guarda la persona che vuoi diventare, come se fosse un personaggio che stai per mettere sulla pagina. Qualcuno che conosci bene, ma che non hai ancora incontrato del tutto. Qualcuno che è proprio il protagonista della storia che vorresti leggere un giorno.
Che tipo di persona è?
Come agisce? Come prende le decisioni? Come si relaziona agli altri? Di cosa si preoccupa e a cosa ha rinunciato? Scrivi come scriveresti un personaggio che ammiri.
Su cosa si basa la sua storia?
Cosa crede essere vero; di sé, degli altri, di ciò che è possibile? Cos’è possibile nella sua storia che non lo è nella tua? Cosa fa?
Cosa farebbe questa persona, oggi, dove sei ora?
Non un piano. Non una trasformazione. Una cosa sola, piccola e concreta, che appartiene a questa nuova storia e non a quella che hai scritto finora.
Ricorda. Quella persona sei tu. Il protagonista.
Ma tu sei anche l’autore che decide quando inizia il prossimo capitolo.
Quindi, che storia stai diventando oggi?
Grazie per aver letto fino a qui. Su “Io Non So” approfondisco le domande che non mi danno tregua. Se lo hai trovato utile, iscriviti per ricevere le prossime esplorazioni.




Grazie come sempre per lo stimolo a riflettere e grazie per l’esercizio che voglio iniziare a fare ☺️